giovedì 1 ottobre 2015

Proverbio/detto ungherese del mese (1030).

Aki hazudik, az lop is (chi mente, ruba anche), modo di dire ungherese corrispondente all'italiano: chi è bugiardo è ladro (in latino “mendax est fur”). Da notare che, in ungherese, menzogna e bugia (hazugság) sono sinonimi, mentre in italiano la bugia in genere indica una mancanza meno grave della menzogna.
È un proverbio che dà un giudizio etico apparentemente inappellabile: guardatevi da chi vi dice il falso, poiché potrebbe anche derubarvi! E se guardiamo allo spazio pubblico, dove operano politici e manager, non c'è dubbio che in molti casi ciò risulti vero. Hannah Arendt notava che “l'abitudine a dire la verità non è mai stata annoverata tra le virtù politiche, e le bugie sono sempre state considerate strumenti giustificabili negli affari politici (La menzogna in politica, Marietti, 2006).

Ma anche i proverbi vanno intesi con giudizio, non si applicano a tutte le situazioni. Insomma, dipende… (“da che punto guardi il mondo tutto dipende”, dice una canzone di Jarabe de Palo).
Dipende dal contesto e dipende dal punto di vista.
Tutti noi, fin da piccoli, abbiamo detto bugie: a volte a fin di bene, a volte per il nostro esclusvo interesse (compreso il far del male ad altri). Dovremmo avere la consapevolezza di saper distinguere… E capire che, forse, c'è un legame dialettico: non c'è verità senza falsità, come non c'è vita senza morte.

Filosofia della bugia e storia della sincerità sono intrecciate, come argomenta l'interessante saggio di Andrea Tagliapietra (Filosofia della bugia, Bruno Mondadori, 2008). Nell'introduzione di questo libro si afferma che “la funzione critica della verità… assomiglia… alla funzione creativa della bugia. (…) La verità critica nega il mondo 'così com'è', della consuetudine dei saperi e dei poteri, la bugia critica inventa il mondo 'così come dovrebbe essere', ma intanto anch'essa nega alla radice il mondo che c'è e il suo dominio. Dalla prima nasce la filosofia come tradizione critica, dalla seconda nasce la grande letteratura come avventura nei mondi possibili, come viaggio in utopia”.

Non bisogna arrivare ad elogiare la menzogna, ma bisogna pure guardarsi da chi “ha la verità in tasca”.