venerdì 23 ottobre 2015

Víszlát, Magyarország? (Arrivederci Ungheria?)

Sospendo l'aggiornamento di questo blog, a tempo indeterminato. Per quest'attività, piacevole e impegnativa (spesso dietro un breve post ci sono lunghe letture e laboriose ricerche), serve una spinta propulsiva, che ora è venuta a mancare.

Un primo motivo è che l'attuale politica ungherese (e di altri paesi dell'Est) sta oscurando lo spazio multiculturale europeo. L'Europa sarà multiculturale o non sarà, ne sono convinto.
Invece, Orbán Viktor (che alcuni ungheresi sarcasticamente chiamano “Viktator”) teme l'immigrazione come una pericolosa contaminazione, e la respinge addirittura in nome della “difesa della radici cristiane dell'Europa” (ma in modo opposto agli appelli di Papa Francesco su accoglienza e misericordia).
Insomma, il governo ungherese sembra percorrere all'incontrario il percorso che ha portato l'Ungheria ad integrarsi in Europa. Orbán critica le “democrazie liberali”, lancia accuse all'Europa occidentale, e nel contempo fa accordi con Putin e simpatizza per il dispotismo asiatico di “successo” (Singapore, Corea ecc.). Inoltre, in quasi tutta Europa, ricca Svizzera compresa, i centristi moderati sposano politiche della destra xenofoba.
Ne sono allarmato.

Un secondo motivo, forse più decisivo, è la bassa reattività della società civile e dell'intellettualità ungherese e italo-ungherese.
Un piccolo esempio è la reazione al mio post del 16 settembre (Szívtelen Magyarország?). Una lettrice mi ha gratificato, ringraziandomi per un post scritto col cuore e la ragione. Un'altra lettrice ha espresso il parere opposto, sostenendo le posizioni anti-immigrati. Ma mi aspettavo più commenti, anche critici.
Un esempio maggiore è la reazione degli intellettuali: l'italiano Claudio Magris ha sottoscritto un messaggio-appello (su Sette, supplemento del CdS) per un'Europa civile e accogliente; un'articolo dell'italoungherese Giorgio Pressburger ha ricordato il proprio esodo dall'Ungheria (su Repubblica); alcuni direttori di giornali di tutta Europa, tra cui il direttore del quotidiano ungherese Nép Szabadság, hanno lanciato un appello per un'Europa più coraggiosa e aperta. Oltre all'intervista della filosofa ungherese Heller Agnés su Repubblica (post del 25 agosto '15), nulla più.
Ne sono amareggiato.

Eppure, nella storia dell'Ungheria ci sono risposte ai problemi di oggi. I magiari, che non sono un'etnia (somaticamente non li distinguo dagli italiani) ma una nazione fondata su lingua e cultura originali, sono stati capaci di mischiarsi ad altri popoli, assimilandoli (a volte forzandoli con la “magiarizzazione”): dai cumani (kun) nel XIII secolo fino a sassoni e svevi (szászok és svábok) nel XVIII secolo. Ne sono ancora testimonianaza, tra l'altro, la diffusione di cognomi come Tóth (slovacco/slavo), Horváth (croato), Németh (tedesco), Oláh (romanico), Rácz (serbo), Kun (cumano) e, addirittura, Török (turco).
Battersi per la multiculturalità, adottando politiche interculturali, per i piccoli popoli significa battersi per la propria sopravvivenza. E l'UNESCO ricorda che la diversità culturale è un bene prezioso da salvaguardare al pari della biodiversità.

Se in Europa, o in parte di essa, torna l'oscurantismo, ci aspettano tempi bui. Il mese scorso il Presidente italiano, Sergio Mattarella, di fronte ai “duri” dell'Est Europa ha detto: “Siamo di fronte a fenomeni epocali, che vanno affrontati con scelte lungimiranti. Non è possibile farlo con la chiusura delle frontiere o con il filo spinato. Sono soluzioni illusorie. I fenomeni migratori possono essere governati e regolati. Ma non possono farlo i singoli Paesi da soli. Serve l'Ue nel suo complesso”.
Ho fiducia negli anticorpi della civiltà europea, libera e democratica, anche se i nazionalismi e i fondamentalismi alimentano quella “terza guerra mondiale a pezzetti” di cui parla papa Francesco; pertanto prevedo tempi lunghi.

Nel frattempo, poiché la politica ha invaso il campo della cultura, salvaguardo la mia salute (in passato mi è capitato di fare il Don Chisciotte e ne ho pagato il prezzo) e sospendo la parola scritta.

PS: naturalmente continuerò ad appassionarmi a lingua e cultura magiare. E, se mi chiamerà un'associazione italo-ungherese o una biblioteca, sarò ancora ben lieto di parlarne, presentando il mio libro bilingue di proverbi ungheresi. Arrivederci?